L’ American Royal, World Series of Barbecue, è una magnifica esperienza della quale siamo quasi agli sgoccioli.
Allora, un pò per raccontarvi qualcosa, un pò per fissare meglio i ricordi, inizio una serie di post sul nostro viaggio, ognuno tematico, relativo alle cose che ci hanno colpito in questi splendidi 10 giorni.
Il secondo post è dedicato al BBQ.
Non mi riferisco al barbecue da competizione, di questo avremo modo di parlare nello specifico in seguito, ma mi riferisco al mondo del barbecue, a quella BBQ Family che a volte ci sembra un termine fin troppo inflazionato, al barbecue da ristorazione, insomma, il barbecue di tutti i giorni.
Durante i primi giorni del nostro viaggio abbiamo preferito esplorare altri gusti, ben consci che prima o poi il barbecue ci avrebbe investito prepotentemente, tuttavia, l’ultima sera prima di lasciare Chicago, abbiamo voluto accomodarci da Chicago Q. Il pitmaster, Art Smith, è tutto fuorché un esempio classico di pitmaster… Non ha background da competizione, anzi, proviene assolutamente dal mondo della cucina gourmet. EPPURE, qui abbiamo mangiato il miglior brisket del nostro viaggio (anticipo per correttezza che NON siamo stati in Texas). Assaporando i primi bocconi, ciò che ci ha stupito di più era il senso di pulizia ed equilibrio. Giungevamo indottrinati nel mito delle “caramelle”, del tutto oltremodo dolce, invece pareva non fosse così. Ci rimaneva il dubbio che avremmo assaporato tutt’altro non appena avremmo messo piede in un vero joint, di quelli nudi e crudi. Durante il viaggio, invece, questa sensazione andava rafforzandosi… Per carità, forse una preferenza per il dolce è possibile avvertirla, ma almeno a livello ristorazione resta assolutamente nei parametri di quello che è un educato palato italiano. I brisket successivi non sono stati entusiasmanti, in alcuni casi li abbiamo trovati tagliati sottilissimi con affettatrice, pronti per farne un sandwich, e così anche i pulled pork, normalmente belli succosi ma assolutamente piatti,molto lontani dal gusto che ci aspetteremmo da un buon PP. Ciò che invece nella nostra esperienza è stato un assoluto crescendo sono state le ribs. Nella quasi totalità dei ristoranti in cui abbiamo mangiato, abbiamo trovato ribs che avrebbero tranquillamente preso una call in gara da noi, e sto stretto. Tenerezza a livelli gara, trovata in ristorazione. Per noi era impensabile. Indubbiamente la qualità della materia prima darà una grossa mano, ma è altrettanto evidente che qualcosa ci sfugga. Il nostro primo premio per le ribs è un ex aequo, che rimane tuttavia a Kansas City. Non sappiamo veramente esprimere una preferenza tra le ribs del Q39 di Rob Magee e il Joe’s Barbecue di Jeff & Joy Stehney, altra categoria, mentre dobbiamo dire che il pork di Q39 è stato l’unico a dirci qualcosa in più di quanto possa dirci un pulled pork casalingo. Ma forse la cosa più bella del mondo BBQ è proprio la gente.
Scena nr. 1 – Walmart – notte fonda. Nel delirio delle due gare ci eravamo dimenticati di ritirare la seconda tranche di lattuga per i box… Andiamo al banco delle verdure e la benedetta non c’è. Chiediamo al commesso, e la prima cosa che ci chiede è se ci serve per il barbecue. Mai successo in vita mia! Nel tornare verso la cassa, un altro ci dà il pugno, ci augura buona fortuna, e annusando la scia che evidentemente lasciavamo, ci saluta con uno “smells good!”.
Scena nr. 2 – parcheggio dell’hotel – notte dopo le premiazioni. Finalmente, dopo due overnight, pregustavamo una bella dormita. Nonostante avessimo, per errore, camera fumatori, io e Andrea decidiamo di scendere a fumare l’ultima sigaretta. Nel cortile troviamo questo signore sulla sessantina, già bello allegro, che vede i nostri cappellini e inizia a parlarci della gara, di Barbecue, della kcbs.. Ci offre aiuto per eventuali nuove gare negli stati uniti, e in tutto ciò, apre la portiera, poi il suo cooler, e PRETENDE che beviamo insieme una birra! Come potevamo dirgli di no?
Ma barbecue è anche il Kansas City Barbecue store, dove abbiamo trovato una disponibilità oltre l’ordinario, dove ci sono stati consigliati dei prodotti pensando alla gara, dove abbiamo avuto l’opportunità non di comprare a scatola chiusa, ma di assaggiare liberamente rub e salse…
Barbecue sono Barbara e l’english man, i nostri tutor, che ci hanno coccolato come fossero i nostri genitori…
Barbecue è Alex di Ole Hickory Pits, che oltre ad averci messo a disposizione un dispositivo PAZZESCO, è stato lì a spiegarcelo, ad ascoltare le nostre domande, e quando non ha saputo cosa rispondere, ci ha detto di seguirlo da “un suo amico che ne sapeva di più”. Beh, il suo amico era Big Poppa…. Ma questa è un’altra storia…
Se invece ti sei perso la prima parte…








