L’ American Royal, World Series of Barbecue, è una magnifica esperienza della quale siamo quasi agli sgoccioli.
Allora, un pò per raccontarvi qualcosa, un pò per fissare meglio i ricordi, inizio una serie di post sul nostro viaggio, ognuno tematico, relativo alle cose che ci hanno colpito in questi splendidi 10 giorni.
Questo terzo post è dedicato proprio al contest: il World Series Of Barbecue.
Ci siamo guadagnati la qualificazione all’Invitational vincendo il titolo di Grand Champion a Praga, e da quel giorno abbiamo iniziato a lavorare su progetti che ci consentissero di partecipare. Mai nessun team italiano aveva partecipato a questa gara così prestigiosa, e noi volevamo assolutamente essere i primi.
Non è stato semplice far quadrare tutto, trovare i soldi, programmare ogni cosa a distanza, ma quando finalmente ci siamo incontrati, all’aeroporto di Malpensa, sapevamo di esserci riusciti, e l’orgoglio volava alto.
I primi giorni, tra Chicago e St. Louis, li abbiamo passati da turisti qualunque, ma il mattino che ci vedeva in effettiva partenza per Kansas City, ci ha visto svegliarci in quattro: noi 3, e la garra…
Era venerdì, verso l’ora di pranzo, e c’era un sole splendido.
L’ingresso alla Speedway è stato come lo avremmo sognato:
L’accesso alla pista transitava attraverso un sottopassaggio…
ad un certo punto l’ombra è stata dilaniata dalla luce, come all’uscita dagli spogliatoi di un campo di calcio, e ci siamo trovati in mezzo ad un tripudio di RV, gazebo, smoker, bandiere.
Dire che ci siamo sentiti piccoli, piccolissimi, è un eufemismo.
Nello stesso tempo, però, eravamo fieri di essere lì a giocarcela, e nonostante tutto talmente pieni del nostro incosciente amor proprio, da imporci innanzitutto di cucinare divertendoci, di presentare il nostro meglio, e poi che andasse come doveva.
Barbara e l’englishman ci hanno accolto con un bel sorriso, dandoci il kettle che gli avevamo chiesto oltre ad alcuni consumabili che di loro iniziativa avevano comprato per noi, mentre il resto lo abbiamo trovato alla nostra postazione: gazebo, tavoli e sedie che avevamo prenotato, più quel fantastico smoker che corrisponde al nome di CTO (convecture tri oven), offertoci gratuitamente dalla Ole Hickory Pits.
Poco dopo abbiamo ritirato la carne prenotata per noi da Ed di Bunch Of Swines, e passata la meat inspection abbiamo iniziato il trimming, lavoro durato ben meno delle nostre solite medie.
La carne era praticamente già a posto, abbiamo dovuto semplicemente rifinire il lavoro.
Con tutto il pomeriggio a disposizione, abbiamo messo qualche coscia di tacchino nello smoker per farlo girare a dovere, e poi ci siamo dedicati all’esplorazione del campo gara.
La mappa non lasciava adito a dubbi: era una città.
Noi avevamo noleggiato una piazzola di circa 6 metri per 3, praticamente il doppio di quanto abbiamo di solito, eppure eravamo le cenerentole del contest. Molti team avevano spazi da centinaia di metri quadri, recintate con staccionate, addobbate con balle di fieno, zucche, luci.. già, perché tra l’altro eravamo a ridosso di Halloween.
Man mano che la gente arrivava, capivamo il senso di alcune cose che dall’Italia non ci erano chiare del tutto. Una delle possibilità, ad esempio, era dare la propria disponibilità ad essere visitati dal “tour”. Sapevamo che l’accesso per i visitatori era dietro pagamento di un biglietto, ma pensavamo fosse un giro prettamente conoscitivo, fatto più che altro per regolamentare “il traffico”. Invece man mano che il sole tramontava e le luci si accendevano, il party iniziava, e ci rendevamo conto che non era propriamente così.
Moltissimi team, in realtà molti di quelli che avrebbero partecipato solo all’Open, la sera prima dell’Invitational ospitavano un party privato. Se pensate ad aperitivi e cotillon siete lontani.
Palchi, musicisti dal vivo, cibo e bere a volontà, maxi schermi… era in atto la battaglia per aggiudicarsi il premio di Party of the Year! Inutile dire che il nostro stand appariva quantomai spoglio, ma avevamo scelto di farlo piazzare nella quiet zone, per cui non sfigurava troppo in mezzo agli altri..
La zona aperta, invece, sembrava il carnevale di Rio!
Orgogliosi del nostro cappellino appena ricamato giravamo fieri guardando qua e là, mentre più di uno ci fermava offrendo pass per free drink/food per averlo! Ma non abbiamo ceduto.
La festa è durata più o meno fino all’una, dopo di che, in maniera molto regolare, le persone hanno cominciato a defluire. Qualcuno con gli autobus organizzati, qualcuno a piedi lungo il sottopassaggio, qualcun altro non ce l’ha fatta e credo abbia passato la notte svenuto a testa in giù sul prato!
Dopo l’una, all’interno del circuito eravamo rimasti solo noi… il clima festaiolo aveva lasciato il posto a colonne di thin blue smoke, pitmaster come api operose ronzavano intorno ai loro smoker, e noi, sulle nostre sedioline, ci preparavamo a vivere la nostra prima overnight su territorio americano
se invece ti sei perso la seconda parte…








