Brew’N’Q, ovvero rischiare di morire di infarto ma mantenere la voglia di raccontarlo.
Avevate voglia di capire com’è andata davvero in questo weekend? Allacciate le cinture, perché saliamo sulle giostre 😉
Abbiamo ricevuto l’invito a partecipare alla Champions League of Barbecue esattamente un anno fa, qualche giorno dopo la vittoria di Praga. È cambiato tutto da allora. Nome del team, team leader, metodo di cottura, TUTTO.
Parliamoci chiaro, come detto qualche giorno fa da Andrea Maschio, se ti chiamano a giocare in serie A devi andarci, ma non crediate sia stata una decisione presa a cuor leggero. Andare a fare una gara in UK significava spendere molti soldi, accettare di lavorare con dispositivi non tuoi e con attrezzature ridotte all’osso. Inizialmente addirittura pensavamo di lavorare con carne non nostra. E allora perché farlo?
Uno su tutti il prestigio. Un invitational è un invitational.
Due, avevamo puntato la wild card per Prime Uve, l’ultima in gioco. Quasi tutti gli invitati, essendo i migliori d’Europa, erano già in lista. Dovevamo contendercela con 5/6 team, per cui pensavamo di potercela giocare. E poi l’Open, in cui ai Campioni Europei già presenti all’invitational si sarebbero aggiunti team prestigiosissimi come Butt Rub di Byron Chism ed altri team americani. Vedevamo certamente la wild come obiettivo più realistico, ma l’open rimaneva la gara su cui puntare per il ranking (per chi non lo sapesse, gli invitational non fanno classifica).
Le settimane antecedenti alla gara sono state tra le più stressanti che ricordi, nel timore di dimenticare di “ordinare/prenotare” qualcosa, che mancasse qualche attrezzatura importante, e poi la carne… La carne! 😱
L’organizzazione dell’evento dava la possibilità di prenotarla e riceverla sul posto ma questa soluzione non ci piaceva. Rispetto all’Italia, in UK avremmo pagato MOLTO di più, ma soprattutto avremmo dovuto giocarci due gare così importanti a scatola chiusa.
Dopo mille valutazioni, abbiamo deciso di caricare tutto in valigia. Io non posso non ringraziare nuovamente Federico Dal Lago. E questo non solo per la qualità eccelsa che ci ha fornito, ma per la pazienza e la disponibilità con cui ci ha ascoltato. Dopo un trimming veramente aggressivo, avevo una valigia con due brisket, 8 slab di ribs e 30 sovracosce che mi stava nei 23 kg, valigia ed ISO comprese. I due Boston Butt li avrebbe portati il doc.
Potevamo partire, come al solito tutti separati😂.
Ale era già sul campo gara quando io, con 40 minuti di ritardo (che vedendo anche il volo di ritorno pare essere lo standard di Flybe) raggiungevo il doc a Birmingham.
Next step: noleggio auto. In Uk😱
Il doc democraticamente delega a me la guida, alternative non ce n’erano, e ci mettiamo in marcia contromano.
In Fiat 500, perché se un Italian Job va fatto, va fatto fino in fondo.
Arrivati a Burton Upon Trent, in questo birrificio storico, bellissimo, Ale aveva già ritirato gazebo, smoker, tavoli e sedie, mentre il doc usciva a far la spesa con Ed dei Bunch of Swines, che ha speso una buona parte del proprio pomeriggio per aiutarci. GRAZIE.
Poco dopo un accento teutonico😂 ci preannuncia l’arrivo di Alfonsino Camassa, in compagnia di mezzo manzo e di un capriolo. Ciao proprio… Il nostro gazebo alla sera si è trasformato in una steak house, con il grandissimo Salvatore Porzio alla griglia e il buon Paolo Sinigallia a farci compagnia. Vicini di tenda, da un lato i Brig Boys, dall’altro gli All Smoke no Knickers.
Qui devo spendere due parole per entrambi.
I Brig sono senza dubbio parte dell’Elite del barbecue italiano, uno dei team che stimiamo e che temiamo di più. Personalmente abbiamo sempre avuto rapporti cordiali ma per il modo sia nostro che loro di vivere la gara, molto competitivo, non abbiamo mai avuto l’opportunità di approfondire la confidenza. Siamo felici che questa opportunità sia arrivata qui.
I Brig sono ragazzi eccezionali, disponibili, sinceri, e per noi è stato un piacere ed un onore condividere questa esperienza con loro.
Gli All smoke no Knickers… Che dire… Non ci eravamo mai visti ma da subito sono stati gentili con noi, ci hanno prestato un tavolo senza il quale non so come avremmo fatto, un faretto, sono simpaticissimi e ascoltano musica pazzesca. Hanno creato uno dei più bei piatti chef choice che io abbia mai visto, ma soprattutto hanno un grande cuore.
Questi ragazzi hanno una smoke house in Manchester. Nei terribili giorni seguiti all’attentato, hanno offerto gratuitamente cibo a tutti coloro che prestavano i soccorsi. Onorati di essere stati vostri vicini.
Dopo il trimming del pork e la rifinitura delle ribs, era ora di andare a nanna. Avere virato sull’H&F ci consentiva di potere riposare qualche ora.
Il primo a svegliarsi è il doc, poco prima delle 5. Poi io, verso le 6, ed Ale verso le 7.
La mattina dell’invitational cuciniamo ispirati, forse troppo. Era tanta la voglia di stupire, di fare bene, di prendere quella wild, che abbiamo fatto esattamente ciò che predichiamo di non fare. Abbiamo giocato aggressivi. Una preparazione aggressiva è divisiva. Perché o piace molto, o fa schifo. Non ci sono vie di mezzo. Abbiamo corso il rischio, e abbiamo pagato. Forse siamo stati ingenui, forse presuntuosi. In ogni tavolo c’erano almeno due master judges, addirittura uno con più di 100 gare alle spalle. Abbiamo pensato che loro potessero “capire” i nostri azzardi, invece abbiamo pisciato fuori dal vaso. Sono quelle cose che alla fine ti fanno pure bene, perché ti fanno crescere, ma sul momento ti ammazzano. Noi eravamo veramente felici delle nostre cotture, ma il risultato è stato massacrante. Il pollo che normalmente va in call, ultimo. Il brisket, uno dei migliori mai fatti, penultimo. Pork, poco sopra. Le ribs, metà classifica. Un terzultimo posto overall. Non avevamo mai toccato il fondo all’inizio della nostra “carriera”, non lo avevamo toccato negli stati uniti, pensavamo che a questo punto non lo avremmo toccato mai. E invece il bagno di umiltà è arrivato, ed ha fatto male.
Contestualizziamo l’evento, perché sennò si rischia di diventare sempliciotti. Arrivare ultimi, in una gara del genere, si può. In una gara dove ci sono i campioni d’Europa, qualcuno, lì, ci deve arrivare. E chiunque sia, ovvio che non sia abituato a quelle latitudini, ma qualcuno ci deve andare, e non è uno scandalo, è normale, perché il livello è talmente alto che basta un dettaglio per farti uscire di strada. Sabato è toccato a noi. E sappiamo il perché. Punto.
Le comment, però, qualche suggerimento ce lo avevano lasciato. Non erano banali, non erano stizzite. Davano suggerimenti ben precisi.
Io in quella fase non riuscivo ad essere depresso, perché ero veramente euforico per essermi riappacificato col brisket, nonostante il risultato, e stavo etichettando il tutto come un semplice incidente di percorso, quando ha iniziato a montare la paura di ripetere una debacle del genere il giorno dopo. Ti taglia le gambe. Ci siamo detti cose senza senso, ci siamo chiesti se forse non capiamo nulla di Barbecue, ci siamo chiesti se non fossimo pronti per competere con i più forti, questo a dispetto di una storia di 15 gare alle spalle che dice altro. Ma i giudici avevano parlato, e noi rispettiamo il loro giudizio,anche e soprattutto in considerazione della qualità ESTREMA di quei giudici.
Per fortuna lo splendido risultato dei Brig, RGC, e dei Barktenders, primi ribs ed in call col pork, ci davano qualcosa per cui festeggiare.
Dopo una cena indiana andiamo a nanna. Dormo 8 ore ed alle 6, quando mi sveglio, non ho voglia di cucinare. Non ne ho voglia, non mi voglio alzare dal letto, non voglio sottopormi nuovamente al giudizio, ho paura, senza se e senza ma.
Però siamo un team.
Ale mai come in questa occasione è stato il team leader, l’amico, il fratello che chiunque sognerebbe di avere. Se ho messo qualcosa nei box di domenica, è al 90% merito suo.
Ci mettiamo a cucinare questa volta in difesa. Era andata malissimo, non poteva andare peggio. L’obiettivo del giorno è per noi fare preparazioni paracule, che non stupiscano ma non indispettiscano nessuno. Correggiamo i difetti consigliati dalle comment card, e presentiamo i piatti della tradizione Bros Hog.
Dopo le consegne, inizio a lavorare come una formichina operosa, essenzialmente perché ho perso ogni lucidità, non sono felice delle mie cotture, immagino una nuova mazzata e voglio solo chiudere quest’avventura ed andarmene a casa. Vado blaterando che non so per quanti anni potrò fare sta vita e che non mi va di vedere le calls. Sono irrimediabilmente psicolabile, ma Ale ed Andrea lo sanno e mi vogliono bene lo stesso, per questo mi portano in giro 😂
Pulito tutto, hotel, doccia valige, torniamo sul campo gara puliti e profumati.
Mentre siamo lì in attesa cerco di fare appello agli ultimi scampoli di ragione, e mi dico che probabilmente abbiamo migliorato rispetto al giorno prima, almeno su 3 preparazioni. Mah.
Siamo al tavolo con i Brig, con Alfonsino, con Salvatore, Paolo, e rispettive signore, i Barktenders sono al tavolo di fianco. Little Italy è pronta.
Dopo un toccante minuto di silenzio per le vittime di Manchester, ecco le calls.
Il chicken nuovamente va a secco. La depressione avanza. Le ribs di Ale erano veramente buone, as usual, ma le call passano, e più si va su, più è difficile sperare…poi BOHM! SECONDO POSTO.
Siamo impazziti, andava già bene così. Un piccolo riscatto dopo la figuraccia di ieri. Arriva il pork, call anche lì. Molto meglio di ieri. Arriva l’apoteosi con l’ennesimo primo posto pork di quel mostro di Alberto Ceccarelli, e sono ancora lì a festeggiarlo quando mi rendo vagamente conto di aver preso call anche sul brisket che tanto avevo denigrato arrivando a buttare nella spazzatura gli avanzi. 3 call. In una gara del genere. Felicissimi. A questo punto siamo certi di entrare in top ten anche per l’overall ma immaginiamo una cosa tra il 5 e il 6 posto. Quando si inizia a salire, il dubbio ti ammazza… Non è possibile che siamo così in alto, ma realisticamente non è possibile neanche non prendere call.
Quando chiamano il Grand Champion, rischio l’infarto. Ognuno reagisce a modo suo.
Ale si sfoga, urla, corre, butta fuori tutte le emozioni.
Il doc si scusa per le sedie rovesciate da Ale ed è palesemente felice come un bambino.
E io… Beh…Implodo. Svuotato, in coma, senza forze, abbraccio e mi aggrappo ai miei fratelli e piango, senza riuscire a smettere. Arrivano mille persone a farci i complimenti e l’unica cosa che so fare è piangere. Ma un testacoda così, se non lo provi, davvero non sai cosa significhi. Mentre ritroviamo un momento di intimità, abbracciati, noi tre, in mezzo al palco, parte la musichetta della Champions. Non ce la posso fare…
Questo è senza dubbio il weekend più pazzo da quando giochiamo con fumo e carne.
La cosa di cui più siamo orgogliosi, oltre che per la vittoria, è di averlo fatto con i nostri rub, e di averlo fatto in hot & fast. Quest’anno abbiamo preso davvero la nostra via, cambiando tutto, e vincere essendo solo te stesso è la cosa più bella del mondo.
#wearebroshog








