L’ American Royal, World Series of Barbecue, è una magnifica esperienza della quale siamo quasi agli sgoccioli.
Allora, un pò per raccontarvi qualcosa, un pò per fissare meglio i ricordi, inizio una serie di post sul nostro viaggio, ognuno tematico, relativo alle cose che ci hanno colpito in questi splendidi 10 giorni.
Questo quinto ed ultimo post è dedicato a noi: IL TEAM.
Questa foto non è casuale. E’ importante, e molto.
Questa foto è stata scattata il 14 giugno 2014, 6 mesi prima della nascita del team BBQ4All Defenders.
Eravamo a Perugia, durante IBC, e il maxischermo proiettava i mondiali, in particolare Italia-Inghilterra(Marchisio-Sturridge-Balotelli).
BBQ4All era mattatrice dell’evento, ed aveva invaso Perugia con una ventina di coach che si dividevano tra il ristorante e la vip grill.
La sera, dopo il servizio, era consuetudine trovarsi tutti insieme ad un tavolo e finire la serata insieme bevendo una birra.
Era un piacere per tutti, certamente anche per noi, ma quella sera c’era Italia-Inghilterra, e Gianfranco, come è noto, non ama il calcio. Il tavolo dove ci eravamo seduti era uno della vip grill, da lì la partita non si vedeva. Ad un certo punto ci guardiamo in faccia, ci congediamo, e andiamo a tifare da buoni italiani medi.
Era la seconda volta che ci vedevamo, io, Ale e il Doc, la prima era stata alla “reunion dei coach” a Givoletto, mesi prima, ma qualcosa quel giorno ci disse che non sarebbe stata l’ultima.
Il team International da lì a qualche mese sarebbe partito per partecipare al Jack. I coach più giovani, come noi, non ne facevano parte, e mordevamo il freno come cavalli imbizzarriti. Al ritorno dall’America, Gianfranco ci prospetta il progetto Defenders, chiede a quella che era una vera armata di coach chi ne volesse far parte, ed alla fine “ci arruoliamo” in 9, partecipando poi al primo WEST in 8.
Quella gara sono certo che resterà nel cuore di tutti i partecipanti, anche se le strade si sono poi allontanate, perchè fare un RGC all’esordio credo vada oltre ogni più ottimistica previsione.
Da lì, il team iniziò a seguire il suo destino. Ben presto da 9 rimanemmo in 5, poi in 4, e da luglio 2016, dopo l’uscita di Tom, in 3.
Mi piace pensare che nulla di quanto accaduto fosse casuale, mi piace pensare che come una statua si trovi all’interno del blocco di marmo, e allo scultore spetti solo ripulirla, anche noi tre fossimo un team già quel 14 giugno 2014, e tutto ciò che c’è stato tra il ieri e l’oggi sia stato solo uno splendido processo di crescita.
A BBQ4All, e a Gianfranco in particolare, andrà sempre la nostra gratitudine per averci contagiato con questa splendida passione, per averci insegnato i primi rudimenti, saremmo ipocriti se non tenessimo in grandissima considerazione che come nella più classica delle sliding doors, senza BBQ4All non ci saremmo mai conosciuti ed oggi non saremmo un team, nè probabilmente amici. Ma come Gianfranco ci disse tempo fa in uno dei suoi tanti complimenti, lui ha acceso la miccia, ma poi il fuoco lo abbiamo curato con ardore.
Oggi portiamo un’altra bandiera, e ci rendiamo conto che tranne i reciprochi corsisti di quegli anni, e qualche amico dei team concorrenti, non sono in molti quelli che ci conoscono davvero, allora questa è la nostra presentazione.
In questi giorni ci sono stati diversi post sui team, dove in qualche maniera si sono analizzati i motivi per cui si va in gara. C’è chi lo fa per semplice passione, chi per promuovere la propria attività, chi per fare una scampagnata con amici, chi per togliersi lo sfizio di confrontarsi con altri.
Noi 3 partecipiamo alle gare perchè siamo dei fottutissimi agonisti.
Non voglio risultare antipatico, ma non voglio neanche raccontare una realtà diversa da quella che è. Tutti i giorni, tutto il giorno, pensiamo a come fare per emergere. Tutti i giorni, tutto il giorno, pensiamo a come imporci a livello nazionale, poi europeo, poi mondiale.
Si, so di essere spocchioso e ridicolo, ma vi rispondo con una domanda.
Delle persone a cui avete detto “ti amerò per sempre”, quante sono ancora al vostro fianco?
Se devo sognare, voglio sognare in grande. Altrimenti non sogno affatto e risparmio un pò di soldini.
Siamo perfettamente consapevoli che siamo ben lontani da quegli obiettivi e che la strada per raggiungerli è irta di ostacoli, ma una bandierina, lì in fondo all’orizzonte, è necessaria.
Questa, probabilmente, è l’unica cosa che abbiamo in comune!
Già, perchè siamo profondamente diversi, ed è un mistero come possano 3 galli come noi convivere nello stesso pollaio 3mtx3.
Ci ho pensato molto in questi tempi.. ho sempre creduto nelle gerarchie, sempre pensato che la democrazia sia una piaga, e quindi mi risultava difficile pensare che noi potessimo esistere senza un leader (con tutto il rispetto per Ale che esercita questo ruolo più per gli altri che per sè stesso).
Poi ho capito una cosa. Noi non siamo senza leader, abbiamo un leader dinamico. Se c’è una cosa in cui siamo veramente bravi, è nel sapere quando e come fare un passo indietro.
In maniera del tutto automatica e naturale, così come quando alle intersezioni stradali si incrocia lo sguardo con gli altri automobilisti, c’è qualcuno che passa, e qualcuno che decide di dare la precedenza. Io sono molto orgoglioso di questa cosa, perchè significa maturità, significa conoscenza delle competenze altrui, significa rispetto.
Alessandro “Finger” Iorio vive a Roma, è un grafico pubblicitario, anche se al momento si occupa di altro, e nel team si occupa delle Ribs, oltre a smazzarsi tutte le rotture del team leader.
Finger è un treno, è quello che le vuole vincere tutte e che non sa contenere l’entusiasmo. E’ quello che ti sembra scontroso ma poi ti sorprende con le delicatezze che non ti aspetti. Finger è quello che vorresti sempre avere dalla tua parte e mai contro di te, quello che non molla mai… Finger è certamente il cuore del team.
Andrea “The Doc” Lo Monaco vive a Ferrara, è un medico, per la precisione reumatologo, e nel team si occupa del Pork. Il doc è il nostro filosofo, quello delle massime da scrivere e conservare, quello della cultura a 360 gradi, ma anche quello che spacca il parabrezza con un pugno quando crede che una coda possa fargli perdere l’aereo per Praga. Il Doc ha la capacità di decidere in maniera impulsiva ma riuscire quasi sempre a scegliere bene. Per come la domina, è certamente la pancia del team.
E io.. beh, io mi chiamo Carlo, vivo a Cabiate, un paesino tra Milano e Como, lavoro in Guardia di Finanza, e nel team mi occupo del pollo e da qualche mese anche del brisket. Mi risulta strano parlare di me, ma credo di riuscire ad essere obiettivo.
Fino a pochissimo tempo fa non avevo un nome di battaglia, anche se dal viaggio in Usa ha preso abbastanza vigore il nome “noisy”, perchè russo, tiro in su col naso, e quando non ci penso io, squilla il mio cellulare, o suona la sveglia, o faccio partire l’antifurto della macchina… si… sono abbastanza molesto!
Io sono quello col criceto in testa che non si ferma mai… quello che ha dodicimila idee ed ha bisogno che qualcuno lo aiuti a scremarle, quello dei grandi entusiasmi e delle (grandissime) depressioni. Al contrario del doc, non per come lo domino, ma per come LUI mi domina, potrei essere il cervello del team.. si, insomma… quello delle seghe mentali!!!
Credo di avervi dato molto di noi in questi cinque scritti. Credo che chi ci apprezzava potrebbe trovarne conferme, e chi non ci apprezzava… troverà conferme anch’egli!!!
Non siamo belli, nè perfetti, nè piacevoli, ma siamo veri.
#wearebroshog








