Ci eravamo lasciati al rientro dall’American Royal, quando un po’ per fissare i ricordi, un po’ per farvi partecipi, vi avevamo aperto le porte della nostra tenda, raccontandovi i fattacci nostri. Sembravano post come tanti altri, ma poi ci avete chiesto in molte occasioni di averne ancora, ed allora proviamo a farlo diventare una piccola tradizione… Dopo ogni gara cercheremo di portarvi dentro la nostra tenda, non parlandovi della tecnica della gara, per quello ci sono illustri siti americani dove potrete imparare molto più di quanto qualsiasi italiano vi possa insegnare, ma provando a raccontarvi le nostre sensazioni, la nostra filosofia, il nostro modo di essere una squadra.
Ecco un’altra puntata di “Inside the team”:
West, il freddo che vince, sempre.
Gara importante, per noi.
La prima del 2017.
La prima “ufficiale” con il nome Bros Hog.
La prima delle uniche due chance per vincere la wild card per Prime Uve 2017.
Non ci nascondiamo… L’aspettativa era di far bella figura… Molti dei nomi che avevano dominato le classifiche europee negli ultimi anni erano assenti, ed abbiamo iniziato a pensare a questa gara come ad un’occasione da non fallire.
Tuttavia, a volte capisci che le cose non vanno proprio per il verso giusto 😂
Il carbone argentino speditoci dal nostro sponsor (che vi presenteremo presto), in giacenza presso un corriere incapace, sarebbe stato consegnato lunedì, e ci costringeva a scappare alla metro per prendere gli ultimi 4 sacchi di carbone, per lo più ridotto in polvere.
Contestualmente il fornitore inaffidabile a cui avevamo ordinato il brisket due mesi prima, ci lasciava in mutande senza preavviso costringendoci ad accontentarci del solo brisket primo prezzo rimediato da D’Ambros il giorno prima della gara, buono da mangiare con gli amici ma non certo da competizione. Niente di grave per fortuna, ma fastidioso come quei sassolini nelle scarpe che durante il viaggio d’andata ti fanno stare scomodo.
È bastato incontrarci, però, per dimenticare tutto. Come molti di voi sanno, noi tre abitiamo lontani, e non riusciamo ad incontrarci più di tanto in momenti extra gara. Questo non ci ha impedito di creare un rapporto speciale, difficile da spiegare ma sopratutto difficile da ottenere. Io personalmente ho solo un amico d’infanzia, Francesco, per cui provo un affetto complice simile a quello che provo per Ale e il Doc. È una roba che ti fa stare bene nei giorni peggiori, e che noi auguriamo a tutti. Impegni di lavoro ci hanno costretto ad arrivare sul campo gara praticamente alle 15 del sabato, ma l’organizzazione, la disponibilità, la precisione dei MiG, non ha eguali. Grazie ad Haymo, Myrko e Michele siamo stati in grado di essere operativi in un’oretta. A quel punto, ci restava giusto il tempo del trimming prima di andare a cena. Ora, dal trimming probabilmente si decide almeno il 60% di una buona gara, tutti pretendono di essere perfetti, ma garantisco che farlo a 16 gradi sotto lo zero non è affatto semplice. Ale, con le ribs, aveva le dita blu, e qualsiasi tentativo di scaldare la casetta si rivelava un sassolino nello stagno. Per fortuna ci sono venuti in soccorso Ivan Daldin, Giulio Zack, Massimo Zeta Zaramella, con la dotazione alcolica di sopravvivenza instillata alla nascita ad ogni veneto che si rispetti. Poco dopo, tanto per restare in tema, alla nostra porta bussava Andrea Maschio, anche lui passato, nonostante il freddo, a portarci un saluto graditissimo. Sui veneti ci torneremo tra qualche rigo, ma quello che è importante dire, in questo momento, è che secondo me sono patrimonio nazionale italiano, tra i pochi ad aver capito veramente che cosa significhi la parola Barbecue.
In ogni modo, una volta trimmato il trimmabile, iniettato l’iniettabile, eravamo pronti per la cena presso l’Hotel Berger, che ci coccola dalla prima edizione e in cui torniamo sempre con grandissimo piacere. Il dopocena ci presentava un doc in pessima forma… Febbricitante, infreddolito. Non avremmo avuto necessità di scendere nuovamente al campo gara, questa volta avevamo deciso di cucinare tutto in H&F, per cui avremmo iniziato alle 6, ma Ale aveva dimenticato qualcosa, per cui siamo scesi a prenderla. La nostra casetta era lì, sola, spenta, ma a poche casette di distanza, impazzava la festa.
Il gazebo dei nostri amici The Barktenders BBQ Team era stato invaso dai Palladium scortati da un’orda di veneti che al grido di “alla goccia! Alla goccia!” tiravano dentro tutti! Io mi intristivo all’idea del doc che ci aspettava in macchina e ci costringeva di fatto a tornare indietro. Questi ragazzi sono portatori sani di spirito Barbecue. Oltre ai citati sopra, Il Prez Bardini, il mitico Pie Spazio, il grande Enio Berton, e non vado oltre perché siete un miliardo ma sapete che parlo di ognuno di voi. Grazie. Questi ragazzi non erano in gara, ma si sono fatti chilometri per venire a patire insieme a noi un freddo estremo, portandoci per scaldarci gli ottimi prodotti di Andrea e Anna Maschio, tra cui il nuovo Gin The Barmaster, raffinato, ma soprattutto portandoci calore, sorrisi, belle parole. Ci avete fatto emozionare, dico davvero, e vi aspettiamo al più presto sul campo di gara perché ci siete mancati.
Io ed Ale rientriamo in hotel col doc che aveva bisogno di stare al caldo, ma poi decidiamo di tornare giù per godere ancora un po’ di una compagnia tanto piacevole. Poi, verso le 22.30, salutati tutti, era ora di andare davvero. La sveglia il giorno dopo sarebbe suonata alle 4.30, ma questo ve lo racconto domani.








